Disegno di legge Tonini per la creazione di un osservatorio sull'odio e l'intolleranza. La posizione di Arcigay del Trentino

Alla cortese attenzione dei Consiglieri e delle Consigliere 

della Quinta Commissione permanente del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento, 

 

A nome di Arcigay del Trentino, in primo luogo, vogliamo ringraziare i Consiglieri e le Consigliere che hanno deciso di convocare la nostra Associazione quale interlocutore valido e attento alle tematiche di cui oggi vi trovate a dibattere. In riferimento al disegno di legge n. 43 "Osservatorio sulle discriminazioni, l'intolleranza e l'odio in provincia di Trento", la nostra Associazione ha esaminato attentamente il testo a noi inviato e osserva quanto segue. 

 

IL BISOGNO DI UN OSSERVATORIO

 

Da tempo non manchiamo di segnalare l’urgenza di strumenti di monitoraggio e osservazione dei fenomeni d’odio che avvengono nel territorio provinciale. Assieme ad altre associazioni vicine alla causa di promozione di diritti e di tutele per le persone LGBT*, abbiamo anche recentemente denunciato come il carico di risorse (economiche, personali e temporali) da impegnare a questo scopo non possa ricadere interamente sulle spalle di associazioni e gruppi di volontari/ie, attivisti/e e cittadini/e di buona volontà. Inoltre, l’emergenza pandemica in atto ha ulteriormente limitato le possibilità e l’agibilità di quei soggetti dediti al volontariato no-profit, rendendo ancor più necessario l’impegno delle Istituzioni nel farsi carico di iniziative, proposte e politiche che permettano una più facile inclusione delle persone LGBT* e il raggiungimento di un sempre minore numero di eventi di violenza, discriminazione e odio. L’assenza di un osservatorio formale, inoltre, ha limitato negli anni la possibilità di “tenere traccia” di episodi d’odio e dinamiche di iniquità fondate su intolleranza per quei fattori di distinzione ben espressi dall’Articolo 3 della nostra Costituzione. Processi discriminatori e situazioni di avversione o fobia corrono il rischio, quindi, di non essere segnalati, di finire “invisibilizzati” e di mancare di una classificazione fondamentale a restituire un quadro chiaro del fenomeno. L’ha ricordato a tutti e tutte noi anche la Commissione Provinciale Pari Opportunità tra uomo e donna nella sua Relazione della Commissione sullo stato di attuazione della Legge Provinciale sulle PO dell’anno 2018: “(...) è fondamentale che la Provincia continui a investire nello sviluppo e utilizzo di strumenti per individuare, analizzare e contrastare le discriminazioni (dirette e indirette) e la diffusione di stereotipi (...)”. Risponde a questo appello un osservatorio (come qui proposto) che monitori le situazioni di discriminazione, di odio e intolleranza e che preveda l’attuazione di buone pratiche di contrasto alle discriminazioni e agli atti violenti correlati. 

 

ODIO E INTOLLERANZA OMOBITRANSFOBICHE IN ITALIA E IN TRENTINO

 

Per quanto riguarda l’odio nei confronti delle persone LGBT*, come ben espresso da Simone Alliva nella sua recente indagine sulla diffusione di omofobia in Italia (“Caccia all’OMO - Fandango ed., 2020): “L’Italia brancola nell’omotransfobia come non aveva mai fatto prima. È una nebbia fitta quest’odio. Nasconde i volti e libera le mani.” Pur nelle sue ovvie limitazioni, l’Osservatorio messo in capo da Arcigay Roma - Gay Center ha dimostrato che nell’ultimo anno il dato sulle violenze e gli abusi in Italia è aumentato del 9%. Ma anche l’Unione Europea con la recente indagine “European Union/ lesbian, gay, bisexual and transgender survey” pone l’Italia (assieme a Grecia, Croazia e Lituania) tra i Paesi meno virtuosi d’Europa per la mancanza di politiche LGBT-inclusive e per l’alto tasso di discriminazione nei confronti degli omosessuali in ogni ambito della vita pubblica. Il sondaggio fotografa una realtà italiana assai arretrata, che vede l’esordio di veri e propri atti di discriminazione sin dai banchi di scuola, dove non si contano gli atti di bullismo e gli atteggiamenti intolleranti verso le persone LGBT*. Un’esperienza, che si ripete al momento di trovare un lavoro, cercare una casa, nell’accesso ai servizi pubblici e persino nel tempo libero. Da Nord al Sud del Paese. Segnando spesso, e anche profondamente, la vita di tanti e tante che, come conseguenza, scelgono di reprimere la propria identità in pubblico, di concludere tragicamente la loro vita (solo nel 2019, sono stati 5 i casi di suicidio in Italia risaputamente per questo motivo), o di non denunciare la violenza subita. Citando i dati, 3 intervistati su 4 hanno paura di tenersi per mano in pubblico, perché temono aggressioni o minacce a sfondo omofobico o transfobico (il 78% per gli over 55 italiani). Infine, anche VOX (Osservatorio italiano sui diritti) ha scattato una drammatica e desolante fotografia della fitta giungla di insulti, minacce e aggressioni verbali che seguono articoli di giornale, post e contenuti vari circolanti sui social e riguardanti le persone LGBT*. Da “deviato” a “frocio”, da “invertita” a “pervertita”, il bestiario linguistico campionato dall’Agenzia è lunghissimo. Sono “armi”: chi le usa è consapevole del loro impatto sul benessere, la serenità e la salute delle proprie vittime, della lesività di ognuna delle parole scelte. Eppure, ogni giorno sui social si prende la mira e si spara. In occasione del Festival Internazionale della Famiglia di Verona, evento che molte associazioni trentine (tra questa Arcigay) hanno vissuto in prima linea, VOX rileva un picco di tweet, commenti e messaggi d’odio espressi via social e web. Questo ha riguardato finanche il Presidente della Repubblica Mattarella, “colpevole” di aver richiamato all’urgenza di “riaffermare il principio di uguaglianza” in occasione del 17 Maggio, Giornata Internazionale dedicata al contrasto dell’omofobia. Analizzando gli insulti, le aggressioni e le fobie che i commenti seminati con rancore online e non celano, si noterà che l’odio non cambia, non è cambiato e (se nulla gli sarà contrapposto) non cambierà. Ciò che muta sono i mezzi tecnologici che amplificano e danno adito al messaggio d’odio, semmai rendendolo più condiviso, virale e amplificato. Presumibilmente ancora più ostinato da rimuovere. 

Anche la nostra Provincia, purtroppo, non è da ritenersi regione libera da questo problema. Oltre alle tante segnalazioni a voce della nostra Associazione e delle altre impegnate a contrasto dell’omobitransfobia, evidenziamo i risultati dell’indagine “DIRITTI ALLA PACE” del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani (con Consiglio della Provincia Autonoma di Trento, Diritti Negati, Università degli Studi di Trento, 2018). Da questa si evince come ben il 25% della popolazione trentina (under 28) intervistata ritiene che assumerebbe un atteggiamento ostile se venisse a conoscenza del fatto che una persona conosciuta sia omosessuale (il 4% cercherebbe di evitarla). La nostra associazione ha avuto modo esprimere pubblicamente preoccupazione per la diffusa insicurezza percepita da parte delle persone LGBT* che vivono il nostro territorio, la tragica marginalità che ulteriormente esclude quelli/e appartenenti alla nostra comunità e residenti nelle aree più periferiche e isolate della Provincia. Apprensione e richiesta di maggiore sforzo a contrasto dell’odio omotransfobico che sono state anche oggetto dell’incontro avuto con la Assessora alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia, Sig.ra Segnana e avvenuto a fine 2019 (nella cui occasione è stata sottolineata da entrambe le parti anche l’importanza di un lavoro di monitoraggio dei fenomeni sociali all’attenzione di Arcigay del Trentino) . 

Anche nel nostro territorio, quindi, l’omobitransfobia risulta un fenomeno pervasivo e capace di impattare con durezza sulla salute e il benessere delle persone LGBT*. Spaventa in tal senso l’assenza di strumenti di monitoraggio capaci di dare numero e voce alle vittime (sollecitandone il segnalare abusi e iniquità subite). 

 

RACCOMANDAZIONI 

 

Del documento consegnatoci, in particolare, plaudiamo alla proposta di tenere in considerazione quei discorsi d’odio espressi via social media. Ricordiamo, come testimoniato da OCSE (Office for democratic institutions and human rights -ODIHR), che nel 2013 le forze dell’ordine in Italia hanno registrato 472 casi di crimini d’odio con un trend di crescita esponenziale rispetto alle rilevazioni precedenti. Ancora una volta a farne i conti sono persone appartenenti a gruppi minoritari religiosi (48%), etnici (41%) e sessuali (11%). Per ulteriori statistiche si noti “Dico di no/ conoscere il web come spazio di espressione dell’odio” (Sara Tonelli, Rachele Sprugnoli Digital Humanities Group, Fondazione Bruno Kessler, Trento) e “Barometro dell’odio sessismo da tastiera” (di Amnesty Int. Italia). Anche a livello nazionale la principale strategia di contrasto a questo fenomeno consiste nell’istituzione di osservatori e centri di ricerca, analisi e catalogazione dei singoli episodi segnalati (vedasi l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori - OSCAD e le attività dell’Ufficio Antidiscriminatorio della Presidenza del Consiglio dei Ministri - UNAR). L’indagine “Discorsi d’odio e social media /Criticità strategie e pratiche di intervento” (ARCI con CITTAITALIA (ANCI) e finanziato da Fundamental Rights and Citizenship Programme of the European Union) ha sottolineato la validità di questo strumento. Negli anni recenti, poi, soprattutto grazie ai new media stiamo assistendo a una proliferazione policentrica dell’hate speech. Questo, divenuto più pervasivo e onnipresente, ha assunto nuovi attori “determinati” a seminare intolleranza, disinformazione e odio sul web (blog autoprodotti di informazione e “controinformazione”, webnews locali, gruppi Facebook, pagine private di utenti e soggetti politici). Citando l’indagine di ARCI e CITTAITALIA (ANCI), quindi, per contrastare odio e intolleranza in rete, è richiesto un grado di conoscenza del funzionamento della stessa che va oltre gli strumenti abitualmente in possesso di associazioni e semplici cittadini/e. A questo proposito si propone che sia all’attenzione della Commissione adeguare i criteri di reclutamento dei/lle addetti/e alla gestione e programmazione di un eventuale Osservatorio (Art.3), richiedendo la giusta e adeguata conoscenza dei diversi canali (tradizionali e meno) attraverso cui discorsi d’odio, aggressioni e discriminazioni possono svilupparsi. 

 

In fede, 

Lorenzo De Preto 

Trento, 18 Gennaio 2021