· 

Famiglia = Dove c'è Amore

Vogliamo esprimere tutto il nostro rammarico per la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione emessa in data odierna e che nega di fatto il riconoscimento della piena paternità alle coppie di uomini gay. 

 

Resterà da comprendere, nelle prossime ore, se questa decisione, nelle sue motivazioni ancora inaccessibili per "cause tecniche" all'avvocato difensore, entri nel merito del caso concreto dei due bambini di Trento e dei loro due papà, assistiti dall'avv. Alexander Schuster. A loro tutti preventivamente va tutta la nostra vicinanza e il nostro supporto in queste ore difficili. 

 

A fronte dei fatti di oggi e da quanto emerso dalle agenzie di stampa esprimiamo perplessità per quei "valori (...), ritenuti dal legislatore prevalenti sull'interesse del minore". Condividiamo, quindi, il parere espresso dall’avv. Alexander Schuster, per la preoccupante deriva che vede il ministero degli interni posto in autorità di intervenire più di quanto già facesse nei processi che riguardano la vita delle persone, dalla nascita al matrimonio, dal divorzio alla morte. La sentenza di oggi sembra ignorare  la decisione della Corte europea per i diritti umani del 10 aprile scorso sul tema della tutela del minore nato da GPA, lasciando alla famiglia di Trento quindi sola possibilità di proporre ricorso alla Corte CEDU di Strasburgo per violazione degli interessi dei bambini, tutelati dall’art. 8 della Convenzione europea.

 

Segnaliamo tra le dinamiche del caso, con un’ulteriore nota di tristezza, il fatto che fra i firmatari del ricorso in Cassazione compaia anche il Comune di Trento.

 

Ci rivolgiamo al sig. sindaco Andreatta, rappresentante del nostro capoluogo e, appunto, firmatario assieme al pg trentino dei ricorsi alla sentenza della Corte d'appello di Trento che, nel febbraio 2017, aveva dato il via libera alla trascrizione in Italia dell'atto di nascita, sulla base dell' “interesse superiore del minore”. Atto, ricordiamo, firmato dalla Corte di Giustizia dell'Ontario, stabilente la genitorialità del secondo papà di due bimbi nati in Canada.

 

Sindaco Andreatta, speravamo veramente che camminando al nostro fianco, lo scorso 9 giugno in occasione del Dolomiti Pride, a quattro passi di distanza dai sorrisi di quelle famiglie, che parlare dal palco di quell'evento davanti agli occhi di quelle persone, dei loro figli e delle loro figlie, potesse averla convinta della legittimità dei loro, dei nostri affetti, del dovuto rispetto verso il loro e nostro definirsi "famiglia". Che grande delusione vedere che così non è stato.

 

Che grande sconforto scoprire che, anche per lei, le nostre vite continuano ad essere terreno di "compromesso", tra istanze progressiste e di inclusione, contrapposte ai desideri di un elettorato "reazionario" (tutt'altro che "moderato", come forse lei potrà pensare). 

 

Signor sindaco, che effetto le fa pensare che chi oggi gioisce per l'accoglienza del suo ricorso siano gli stessi vergognosi protagonisti, complici e organizzatori, del WCF di Verona?

 

Abbiamo sempre accolto con piacere e con positività l'accesso e le iniziative del comune nell’ambito della rete READY (che raccoglie le pubbliche amministrazioni anti discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere), il patrocinio ad attività e progetti delle associazioni LGBT+ implementate sul territorio. Tuttavia, chiediamo formalmente un necessario cambio di passo, una dimostrazione di intenti e di reale convinzione nel contrasto a ogni discriminazione fondata  sull'orientamento affettivo e/o sull'identità di genere dei trentini e delle trentine.

 

Ci auguriamo che la prossima rassegna di eventi di Liberi&Libere di Essere 2019, in avvio questo venerdì 10 maggio, veda la sua presenza. Ci auguriamo che la sua partecipazione segni, quantomeno, una reale volontà di confronto con le persone afferenti alla comunità LGBT* locale e di ascolto attento e sincero delle loro necessità, rivendicazioni, bisogni e aspirazioni.

 

Che ne è stato, signor Sindaco, di quella dichiarazione di intenti con cui si presentò ai cittadini e alle cittadine trentine nel 2015, scrivendo: “A noi, francamente, non interessa dare una definizione ideologica di famiglia”? 

 

Non possiamo che condividere e, oggi ripensare con amarezza, a quando precisava: “ci interessano le famiglie per quello che sono, piccole comunità ispirate ad un criterio di affettività e di reciprocità, alle prese con esigenze quotidiane di tipo materiale, economico, educativo, relazionale, affettivo. Ci scopriamo, data 2019, esclusi ed escluse da questa sua definizione, esposti a pericolo da un ricorso che vede tristemente apposta la sua firma. 

 

Lorenzo De Preto   - Presidente di Arcigay del Trentino